Flavio Favelli






Flavio Favelli
"Palmira" - Fatto come piace a noi italiani
wall painting 2,20 x 24 m
Mercato Civico, lato via Oristano, Iglesias (CI)
Il logo del tonno Palmera è stato cambiato in “Palmira”, un drammatico riferimento alla città siriana e alla mattanza compiuta tra le sue mura da parte dei miliziani dell’ISIS.


Era dal 1950 che un artista di chiara fama non realizzava un’opera nella città di Iglesias. All’epoca Aligi Sassu dipingeva un murale sul tema della miniera, un lavoro importante ma in netto ritardo con le vicende che in quegli anni si riconoscevano nell’Arte Informale. Oggi Flavio Favelli, oltre ad essere uno degli artisti italiani di maggior spessore a livello internazionale, porta avanti una ricerca perfettamente inserita nei linguaggi più attuali dell’arte contemporanea.

Il murale ha come tema iconografico il logo del tonno Palmera e la frase, presente nelle confezioni, “fatto come piace a noi italiani”.
Nell’opera la parola Palmera è stata cambiata però in “Palmira”: un palese riferimento alla città siriana, oggi sottoposta agli atti vandalici e criminali da parte dei miliziani dell’ISIS, un sito patrimonio dell'Umanità che, appunto, è stato “fatto come piace a noi italiani”.
Palmira con il tonno condivide anche la condizione di “mattanza” e di specie in via d’estinzione
L’opera ha anche altre chiavi di lettura legate al triste ricordo dell’operazione della multinazionale Bolton che comprò prima il marchio e poi chiuse lo stabilimento sardo, lasciando senza lavoro centinaia di persone, ma anche alla precarietà in cui versano i nostri beni culturali, Pompei ad esempio. La frase “Fatto come piace a noi italiani” è anche un atto d'accusa verso la lavorazione industriale del tonno. Intervenendo sulla parete del Mercato Civico (anch'esso fatto come piace a noi italiani da Ettore Sottsass) l'artista prende una posizione favorevole verso la valorizzazione del Centro Commerciale Naturale, costantemente messo a dura prova dai Centri Commerciali.
Sicuramente ci sono altri livelli di lettura e di significato, in ogni caso l'intento dell'artista non va rintracciato in una sterile provocazione, ma in un invito alla riflessione, sopratutto in un territorio in cui il rapporto tra il logo e la scritta sul muro può essere interpretata anche letteralmente, non solo perché ad alcuni mancano gli strumenti necessari per fruire pienamente di un'opera d'arte contemporanea: a pochi Km (Domusnovas) c'è una fabbrica che ha prodotto e venduto le bombe che stanno seminando morte e distruzione nello Yemen. Del resto Favelli è diventato uno degli artisti italiani di maggior rilevanza a livello internazionale (sono già due le Biennali di Venezia), proprio perché riesce a creare cortocircuiti tra le immagini di largo consumo e le cronache della storia.

L’operazione è stata accolta con favore ed entusiasmo dal consorzio degli operatori del Mercato Civico, attivando con l'Amministrazione Comunale e la Scuola Civica d'Arte Contemporanea un processo che dovrebbe portare a ripensare tutto l’edificio come contenitore di opere realizzate site specific dai maggiori artisti internazionali: nascerà un Mercato Civico dell'Arte Contemporanea?

Flavio Favelli è stato il visiting professor in residenza nel mese di Luglio. Dal 4 all'8 ha realizzato, con la collaborazione degli studenti del Summer program della Scuola Civica d'Arte Contemporanea che si è assunta anche l'intero onere finanziario per la realizzazione dell'opera.








  

  
















Flavio Favelli crea opere utilizzando vecchi oggetti d'arredamento o di uso comune, come lampadari, cornici, bottiglie della Fanta o della Coca Cola, chincaglieria che rimanda all'estetica borghese degli ambienti familiari in cui è cresciuto o alla cultura orientale approfondita durante gli studi universitari. Le sue opere sono collages, sculture o installazioni in cui questi materiali di recupero vengono assemblati, dando vita a sovrapposizioni di senso che isolano l'oggetto dalla mera realtà materiale, elevandolo alla dimensione artistica. Questo passaggio non avviene tramite una snaturazione dell'oggetto stesso, ma piuttosto attraverso una amplificazione delle sue caratteristiche funzionali, del suo valore come oggetto d'uso, come oggetto di decoro, come icona di una quotidianità passata, inconsciamente compresente a quella attuale. La forte componente autobiografica di queste opere (che ispira anche le rare performances di questo artista), funge da filtro di lettura comune alle varie linee di indagine che Flavio Favelli porta avanti in tutti i suoi lavori e, attraverso la riflessione sulla memoria e lo sviluppo di una poetica dell'oggetto imperniata sul binomio esotico-quotidiano, egli riannoda la propria vicenda personale alla storia collettiva e alla riflessione politica.
Le opere di Flavio Favelli trasmettono un dichiarato senso di italianità. Nella sua pratica artistica egli ripropone e svolge le contraddizioni che hanno accompagnato il sorgere dell'arte concettuale (e della pop-art) a livello internazionale, calando queste stesse teorizzazioni all'interno delle forme e degli esiti raggiunti dalla tradizione concettuale italiana. Il risultato sono opere dall'anima ibrida, che rendono difficile la collocazione di questo artista nell'ambito del panorama nazionale e che allo stesso tempo sottolineano la forte carica personalizzante sottesa al linguaggio articolato all'interno di ogni singola opera.



Flavio Favelli è nato a Firenze nel 1967. Vive e lavora a Savigno-Valsamoggia (Bologna).
Con una formazione letteraria e filosofica significativa, in un percorso estetico che sembra recuperare suggestioni dall'arte concettuale e di comportamento, la sua ricerca si è andata costituendo come indagine sui flussi di esistenza, come memoria soggettiva condensata in oggetti e spazi. Ha esposto in importanti spazi e musei d’arte contemporanea in Italia e all’estero, tra cui Maison Particulière (Bruxelles), MAXXI (Roma), Castello di Rivoli (Torino), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), GAMEC (Bergamo), MAMbo (Bologna), MACRO (Roma), Peggy Guggenheim Collection (Venezia), Centro Arti Visive Pescheria (Pesaro), Museo Marino Marini (Firenze), Museo del 900 (Milano), centro Arte Luigi Pecci (Prato), Palazzo delle Papesse (Siena), Fondazione Arnaldo Pomodoro (Milano), Anita Zabludowicz Collection (Londra), MOCA (Chicago), ICC (New York e Los Angeles). Ha partecipato a due Biennali Internazionali d’Arte di Venezia: la 50°edizione in "Clandestini", a cura di Francesco Bonami, la 55° edizione in "Vice Versa", Padiglione Italia a cura di Bartolomeo Pietromarchi e alla Biennale dell’Avana nel 2012. Nel 2014 ha svolto una residenza d’artista all’Ambasciata d'Italia a Istanbul, invitato dall’associazione AlbumArte di Roma realizzando una mostra personale presso la Galata Rum Okulu, mentre nel 2015 ha trascorso 3 mesi di residenza-studio presso la NARS Foundation di New York.


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